Dopo tanti anni, Amerigo restituisce il luogo del pensiero
che ha connotato la sua formazione nella dinamica indicata dal sottotitolo che
segue in copertina il nome dell’autore “ Il P.S.I.U.P. – Francavilla prima e
dopo (50-79).
Questi anni sembrano costituire gli elementi unificanti della
sua appassionata cultura sociopolitica. Amerigo
Fiumara compie un tentativo di storicizzare ricordi e nostalgie tentando di
recuperare e interpretare avvenimenti ed eventi per farli diventare riferimenti
e modelli di confronto che motivano,
impegnano ,orientano.
In tutte le pagine i francavillesi si riconosceranno in un
volto ,in un oggetto ,in un ambiente che assumeranno cosi valore di
testimonianza,documento,identità.
Il libro suscita certamente ricordi ed emozioni attraverso
raffigurazioni e rimandi ricchi di particolari e di sentimenti, ma è anche uno
strumento per momenti di aggregazione, approfondinenti e riflessioni sul com’eravamo
e perché e sul come siamo e perché.
Amerigo non ritrova solo volti e luoghi ma una storia e una
geografia,tradizioni e comportamenti di uomini positivi,la modestia, la
capacità,l’intelligenza caratterizzata da voglia di vivere ,crescere e migliorare
dei cittadini del suo paese.
Il lavoro di Amerigo suscita non solo ricordi tenerissimi per
persone e luoghi che i francavillesi conoscono e per i quali si appassionano
ancora oggi, ma è utile anche per un confronto su un discorso che riguarda
tradizione,impegno civico e principi.
L’autore restituisce a se stesso e a tanti suoi cari ed amici
una storia piena di interessi e il valore della memoria, cosi importanti in
questa prolungata fase di disorientamento e disimpegno politico.
Conosco bene Amerigo e gli sono affezionato. L’attaccamento
al suo paese ,i suoi rimandi intrisi di nostalgia e immutata passione
civile,sono un ancoraggio forte ad una identità territoriale e politica che si
è sviluppata e irrobustita negli anni e ben evidenziata sia nella prefazione di Giuseppe Lavorato sia
nella postfazione di Francesco Daniele.
Il libro si apre con brevi tratti che ancora connotano la
geografia e la toponomastica di Francavillae via via scorrono
indicazioni sulla composizione sociale del paese,le tradizioni operose e gli
spazi d’impegno,le prospettive di democrazia che si conquistavano nel circolo
ricreativo,nella camera del lavoro,nella squadra di calcio,nel centro
giovanile,nel primo giornalino,nella sezione del PSIUP “ che non fu una sezione
di partito ma un fenomeno dai risvolti socio-culturali notevoli ed ebbe come dote un apparecchio televisivo
donato da uno zio che militava nella D.C “.
E poi episodi che appartengono alla nostra storia recente
vissuti con il ritmo che solo i giovani sanno imprimere e raccontati con
giovanile entusiamo : il ’68,la contestazione,i boia chi molla,il compromesso
storico.
La mia formazione è
diversa da quella di Amerigo. Considero però positivi i tratti di forte
identità presenti nel libro che possono
essere considerati utili paradigmi rispetto alla superficialità mass-mediatica
che rende più fragili e permeabili. Il lavoro di Amerigo dimostra che dalla
passione politica seria scaturiscono
impegno sociale, ricerca e confronto culturale.
La conclusione di Francesco Daniele mi richiama un’altra
poesia di Bertolt Brech,che mi sembra utile ricordare epuò essere un contributo
alle domande che il libro inevitabilmente pone: A chi esita.
Dici: per noi va male. Il buio cresce.
Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando si era appena cominciato.
Il nemico ci sta innanzi più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze.
Ha preso un’apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può negarlo.
Siamo sempre di meno. Le nostre parole d’ordine sono confuse.
Una parte delle nostre parole le ha stravolte il nemico fino a renderle irriconoscibili.
Che cosa è errato, ora, falso, di quel che abbiamo detto ?
Qualcosa o tutto ?Su chi contiamo ancora ?
Siamo dei sopravvissuti,respinti via dalla corrente?
Resteremo indietro,senza comprendere
più nessuno e da nessuno compresi?
O contare sulla buona sorte? Questo tu chiedi.
Non aspettarti nessuna risposta
oltre la tua.
Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando si era appena cominciato.
Il nemico ci sta innanzi più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze.
Ha preso un’apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può negarlo.
Siamo sempre di meno. Le nostre parole d’ordine sono confuse.
Una parte delle nostre parole le ha stravolte il nemico fino a renderle irriconoscibili.
Che cosa è errato, ora, falso, di quel che abbiamo detto ?
Qualcosa o tutto ?Su chi contiamo ancora ?
Siamo dei sopravvissuti,respinti via dalla corrente?
Resteremo indietro,senza comprendere
più nessuno e da nessuno compresi?
O contare sulla buona sorte? Questo tu chiedi.
Non aspettarti nessuna risposta
oltre la tua.
Giuseppe Ceravolo
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