sabato 11 gennaio 2014

Per Pino Ceravolo è un ancoraggio forte ad una identità territoriale e politica

Dopo tanti anni, Amerigo restituisce il luogo del pensiero che ha connotato la sua formazione nella dinamica indicata dal sottotitolo che segue in copertina il nome dell’autore “ Il P.S.I.U.P. – Francavilla prima e dopo (50-79).
Questi anni sembrano costituire gli elementi unificanti della sua appassionata cultura  sociopolitica. Amerigo Fiumara compie un tentativo di storicizzare ricordi e nostalgie tentando di recuperare e interpretare avvenimenti ed eventi per farli diventare riferimenti e modelli  di confronto che motivano, impegnano ,orientano.
In tutte le pagine i francavillesi si riconosceranno in un volto ,in un oggetto ,in un ambiente che assumeranno cosi valore di testimonianza,documento,identità.
Il libro suscita certamente ricordi ed emozioni attraverso raffigurazioni e rimandi ricchi di particolari e di sentimenti, ma è anche uno strumento per momenti di aggregazione, approfondinenti e riflessioni sul com’eravamo e perché e sul come siamo e perché.
Amerigo non ritrova solo volti e luoghi ma una storia e una geografia,tradizioni e comportamenti di uomini positivi,la modestia, la capacità,l’intelligenza caratterizzata da voglia di vivere ,crescere e migliorare dei cittadini del suo paese.
Il lavoro di Amerigo suscita non solo ricordi tenerissimi per persone e luoghi che i francavillesi conoscono e per i quali si appassionano ancora oggi, ma è utile anche per un confronto su un discorso che riguarda tradizione,impegno civico e principi.
L’autore restituisce a se stesso e a tanti suoi cari ed amici una storia piena di interessi e il valore della memoria, cosi importanti in questa prolungata fase di disorientamento e disimpegno politico.
Conosco bene Amerigo e gli sono affezionato. L’attaccamento al suo paese ,i suoi rimandi intrisi di nostalgia e immutata passione civile,sono un ancoraggio forte ad una identità territoriale e politica che si è sviluppata e irrobustita negli anni e ben evidenziata  sia nella prefazione di Giuseppe Lavorato sia nella postfazione di Francesco Daniele.
Il libro si apre con brevi tratti che ancora connotano la geografia e la toponomastica di Francavillae via via scorrono indicazioni sulla composizione sociale del paese,le tradizioni operose e gli spazi d’impegno,le prospettive di democrazia che si conquistavano nel circolo ricreativo,nella camera del lavoro,nella squadra di calcio,nel centro giovanile,nel primo giornalino,nella sezione del PSIUP “ che non fu una sezione di partito ma un fenomeno dai risvolti socio-culturali notevoli  ed ebbe come dote un apparecchio televisivo donato da uno zio che militava nella D.C “.
E poi episodi che appartengono alla nostra storia recente vissuti con il ritmo che solo i giovani sanno imprimere e raccontati con giovanile entusiamo : il ’68,la contestazione,i boia chi molla,il compromesso storico.
 La mia formazione è diversa da quella di Amerigo. Considero però positivi i tratti di forte identità  presenti nel libro che possono essere considerati utili paradigmi  rispetto alla superficialità mass-mediatica che rende più fragili e permeabili. Il lavoro di Amerigo dimostra che dalla passione politica  seria scaturiscono impegno sociale, ricerca e confronto culturale.
La conclusione di Francesco Daniele mi richiama un’altra poesia di Bertolt Brech,che mi sembra utile ricordare epuò essere un contributo alle domande che il libro inevitabilmente  pone: A chi esita.
Dici: per noi va male. Il buio cresce.
Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando si era appena cominciato.
Il nemico ci sta innanzi più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze.
Ha preso un’apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può negarlo.
Siamo sempre di meno. Le nostre parole d’ordine sono confuse.
Una parte delle nostre parole le ha stravolte il nemico   fino a renderle irriconoscibili.
Che cosa è errato, ora, falso, di quel che abbiamo detto ?
Qualcosa o tutto ?Su chi contiamo ancora ?
Siamo dei sopravvissuti,respinti via dalla corrente?
Resteremo indietro,senza comprendere
più nessuno e da nessuno compresi?
O contare sulla buona sorte? Questo tu chiedi.
Non aspettarti nessuna risposta
oltre la tua.


                                                                                                   Giuseppe Ceravolo

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