Carissimo Amerigo,
ti invio le mie brevi considerazioni sul tuo libro
caratterizzate da assoluta sincerità perché vogliono essere, in qualche modo,
un invito a continuare il tuo lavoro di recupero della nostra memoria e della
nostra identità meridionale.
Prima della lettura il titolo del tuo libro “P.S.I.U.P -. Francavilla prima e dopo (
50/79)” mi aveva fatto pensare ad una ricostruzione della storia locale
negli anni che vanno dal dopoguerra alla fine degli anni settanta attraverso
documenti, fonti e dati statistici e inserita nel contesto più ampio della
storia del Meridione e dell’Italia. Non capivo nemmeno, leggendo il titolo,
quale fosse la cesura temporale che separava il prima dal dopo.
Dopo aver letto il libro mi sono reso conto che il libro è un viaggio nella
memoria, una cronaca della vita di un paese del sud in un arco temporale
filtrato attraverso la tua esperienza
diretta, quella dei tuoi amici e dei cittadini di Francavilla, presentati con
nome e cognome, ruoli, funzioni e attività; una narrazione che ha il rimo di un racconto
corale, i cui personaggi sono tutti i cittadini del borgo; una narrazione cioè che
riporta luoghi, attori ed eventi, anche
di notevole rilievo, ma di cui non si fa un’analisi critica e non prende in considerazione, se non in pochissimi
casi, cause, interferenze o ripercussioni.
Ho capito che il limite ma nello stesso tempo il
valore del libro stavano in un’ impostazione ove fatti politici e vita sociale,
alternandosi, si incontrano ed ove le fonti sono ricordi che hanno, comunque,
il valore di una indiscutibile testimonianza.
Una storia, la tua, che voleva, forse, essere locale
ma su cui incombe una possibile chiave di lettura localistica:
- per i riferimenti a volte poco importanti dal
punto di vista della ricostruzione storica anche se poi acquistano il
significato di far entrare nella storia del paese persone umili: commovente,
per esempio, il ricordo del netturbino che “portava
i rifiuti alla discarica comunale sita alla fine di via 2° traversa, di fronte
casa Attisani”(pag 16);
- perché, in parte, si perde di vista non solo
l’incontro/scontro tra particolare e generale (un lavoro di radicamento
territoriale non consente di ignorare l’orizzonte per cui quel radicamento
acquista senso) ma anche perché un percorso storico, nel mentre individua
un’identità territoriale, non può ignorare i valori generali di riferimento;
- perché, in sostanza, si dà per scontato il quadro
generale in cui si inserisce la storia
di Francavilla di quegli anni; i pochi riferimenti occasionali, esistenti nel
testo, se possono essere sufficienti per chi quegli anni li ha vissuti, non
sono sufficienti ai giovani per farsi un’idea della realtà storica del tempo.
Ma il libro, al di là dei limiti indicati, posti probabilmente
da te stesso, se la chiave di lettura cambia, acquista un inestimabile valore:
- per te che
hai ritrovato pienamente te stesso, hai guardato dentro la tua storia mettendo
a nudo i tuoi sentimenti, il tuo senso si appartenenza, il tuo radicamento nel
territorio e nella comunità. Hai chiamato, nel nostro tempo indifferente, i tuoi
paesani alla cittadinanza attiva, hai ricordato loro di guardare indietro per
guardare meglio avanti, li hai riuniti intorno ad un tavolo e, secondo me, hai
detto loro: io ci sono stato e ci sono,
noi ci siamo stati e ci siamo ancora; E’ indubbio, infatti, che il tuo
racconto ha una forte connotazione autobiografica anche se essa si scioglie nel
tuo tenero abbraccio alla comunità nella quale hai vissuto gli anni suoi più
belli e più sofferti della tua vita;
- per i membri della comunità che si sono
riconosciuti reciprocamente nelle abitudini, nelle tradizioni, nei fatti, nelle
azioni, nei valori vissuti e nel linguaggio ricco di parole dialettali e di
risonanze nostalgiche comuni e perché, con quel racconto, insieme, sono
fuoriusciti, in qualche modo, dall’oblio;
- per i giovani, per il
quali lo studio della storia locale
dovrebbe essere un diritto e che, purtroppo,
ancora numerosi problemi ne impediscono l’insegnamento. La lettura del
tuo libro potrebbe costituire un primo
approccio concreto alla storia locale come espressione di cittadinanza
vissuta e di identità, e ai luoghi come
possibili scenari formativi non solo per la riattivazione della dialettica
memoria/oblio ma anche perché attraverso la storia del territorio essi possono
maturare uno sguardo storico più ampio;
-per i valori di democrazia e di giustizia affermati
con grande sensibilità umana e politica e convinzione;
-per la freschezza di un racconto di vita vissuta e
sofferta negli anni del secondo dopoguerra;
-per il recupero della memoria, che di per sé dilata
il tempo, in un momento come quello attuale che ci condanna ad un eterno
presente;
- per il tono pacato del racconto e per l’approccio
narrativo che rifiuta ogni retorica ed ogni moralismo e ci fa comprendere la
tua personalità caratterizzata certamente da una forte carica emotiva, da una
visione laica della vita e da una concezione politica radicale ma anche, e soprattutto, dall’esigenza di dare significato e senso alla
tua vita e a quella della tua comunità.
Un affettuoso
abbraccio
Franco Gallo
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