giovedì 2 gennaio 2014

Per Francesco Gallo il libro è una indiscutibile testimonianza

Carissimo Amerigo,
ti invio le mie brevi considerazioni sul tuo libro caratterizzate da assoluta sincerità perché vogliono essere, in qualche modo, un invito a continuare il tuo lavoro di recupero della nostra memoria e della nostra identità meridionale.
Prima della lettura il titolo del tuo libro “P.S.I.U.P -. Francavilla prima e dopo ( 50/79)” mi aveva fatto pensare ad una ricostruzione della storia locale negli anni che vanno dal dopoguerra alla fine degli anni settanta attraverso documenti, fonti e dati statistici e inserita nel contesto più ampio della storia del Meridione e dell’Italia. Non capivo nemmeno, leggendo il titolo, quale fosse la cesura temporale che separava il prima dal dopo.
Dopo aver letto il libro mi sono  reso conto che il libro è un viaggio nella memoria, una cronaca della vita di un paese del sud in un arco temporale filtrato attraverso  la tua esperienza diretta, quella dei tuoi amici e dei cittadini di Francavilla, presentati con nome e cognome, ruoli, funzioni e attività;  una narrazione che ha il rimo di un racconto corale, i cui personaggi sono tutti i cittadini del borgo; una narrazione cioè che riporta luoghi, attori ed  eventi, anche di notevole rilievo, ma di cui non si fa un’analisi critica e non  prende in considerazione, se non in pochissimi casi, cause, interferenze o ripercussioni.
Ho capito che il limite ma nello stesso tempo il valore del libro stavano in un’ impostazione ove fatti politici e vita sociale, alternandosi, si incontrano ed ove le fonti sono ricordi che hanno, comunque, il valore di una indiscutibile testimonianza.
Una storia, la tua, che voleva, forse, essere locale ma su cui incombe una possibile chiave di lettura localistica:
- per i riferimenti a volte poco importanti dal punto di vista della ricostruzione storica anche se poi acquistano il significato di far entrare nella storia del paese persone umili: commovente, per esempio, il ricordo del netturbino che “portava i rifiuti alla discarica comunale sita alla fine di via 2° traversa, di fronte casa Attisani”(pag 16);
- perché, in parte, si perde di vista non solo l’incontro/scontro tra particolare e generale (un lavoro di radicamento territoriale non consente di ignorare l’orizzonte per cui quel radicamento acquista senso) ma anche perché un percorso storico, nel mentre individua un’identità territoriale, non può ignorare i valori generali di riferimento;
- perché, in sostanza, si dà per scontato il quadro generale in cui si inserisce  la storia di Francavilla di quegli anni; i pochi riferimenti occasionali, esistenti nel testo, se possono essere sufficienti per chi quegli anni li ha vissuti, non sono sufficienti ai giovani per farsi un’idea della realtà storica del tempo.
Ma il libro, al di là dei limiti indicati, posti probabilmente da te stesso, se la chiave di lettura cambia, acquista un inestimabile valore:
- per te  che hai ritrovato pienamente te stesso, hai guardato dentro la tua storia mettendo a nudo i tuoi sentimenti, il tuo senso si appartenenza, il tuo radicamento nel territorio e nella comunità. Hai chiamato, nel nostro tempo indifferente, i tuoi paesani alla cittadinanza attiva, hai ricordato loro di guardare indietro per guardare meglio avanti, li hai riuniti intorno ad un tavolo e, secondo me, hai detto loro: io ci sono stato e ci sono, noi ci siamo stati e ci siamo ancora; E’ indubbio, infatti, che il tuo racconto ha una forte connotazione autobiografica anche se essa si scioglie nel tuo tenero abbraccio alla comunità nella quale hai vissuto gli anni suoi più belli e più sofferti della tua vita;
- per i membri della comunità che si sono riconosciuti reciprocamente nelle abitudini, nelle tradizioni, nei fatti, nelle azioni, nei valori vissuti e nel linguaggio ricco di parole dialettali e di risonanze nostalgiche comuni e perché, con quel racconto, insieme, sono fuoriusciti, in qualche modo, dall’oblio;
- per i giovani, per il quali lo  studio della storia locale dovrebbe essere un diritto e che, purtroppo,  ancora numerosi problemi ne impediscono l’insegnamento. La lettura del tuo libro  potrebbe costituire un primo approccio concreto alla storia locale come espressione di cittadinanza vissuta e  di identità, e ai luoghi come possibili scenari formativi non solo per la riattivazione della dialettica memoria/oblio ma anche perché attraverso la storia del territorio essi possono maturare uno sguardo storico più ampio;
-per i valori di democrazia e di giustizia affermati con grande sensibilità umana e politica e  convinzione;
-per la freschezza di un racconto di vita vissuta e sofferta negli anni del secondo dopoguerra;
-per il recupero della memoria, che di per sé dilata il tempo, in un momento come quello attuale che ci condanna ad un eterno presente;
- per il tono pacato del racconto e per l’approccio narrativo che rifiuta ogni retorica ed ogni moralismo e ci fa comprendere la tua personalità caratterizzata certamente da una forte carica emotiva, da una visione laica della vita e da una concezione politica radicale ma anche,  e soprattutto,  dall’esigenza di dare significato e senso alla tua vita e a quella della tua comunità.
                            Un affettuoso abbraccio

                                  Franco Gallo

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