giovedì 2 gennaio 2014

Per Franco Ciancio il libro è una storia vissuta con intensità e consapevolezza

Sant’Onofrio, 2 gennaio 2014

Caro Amerigo,
ho letto con attenzione ed interesse il documento che mi hai consegnato: non si può che rimanere commossi dai tuoi precisi ricordi di un passato limpido e certo, che nelle pagine del testo cantano l’inno alla Francavilla di un tempo. L’idea di salvare una pagina importante di storia locale e, soprattutto, di raccontare ai posteri il Mondo in cui si è formata la tua generazione, è risultata cosa gradita a coloro che, come me, si sono formati nelle stanze di sezioni e circoli e sono figli della tua generazione.
In fondo, il libro è la dimostrazione di un atto estremo di rifiuto della tendenza che fischia l’anti ideologismo, mentre contiene un’ideologia forte e subdola che, in pochi anni, sta deformando le numerose conquiste raggiunte con immensi sforzi e sacrifici.
Quel che più mi entusiasma è la tua capacità di far riflettere ed emozionare, a costo di rendere banali le storie, che banali non sono! Spesso la storiografica ha dimenticato di privilegiare la presenza umana: tu vai controcorrente e la sfilza di nomi (a molti di non sconosciuti) rendono la “tua storia” una storia vera, vissuta con intensità e consapevolezza, oggi come allora, via maestra per le future generazioni.
Scusami se ho avuto il desiderio di mettere nero su bianco i pensieri che mi hai ispirato la lettura del tuo libro: orami è cosa fatta e con immenso piacere te li trasmetto, sperando di fare cosa gradita; un affettuoso abbraccio, Franco Ciancio, già Sindaco di Sant’Onofrio e ultimo segretario del locale circolo dei DS.
Appunti in merito alla pubblicazione dell’ing. Amerigo Fiumara sul Psiup a Francavilla.
La presenza dei quartieri Pendinu e Adirtu che dividevano il paese di Francavilla, tra i poveri dell’epoca e la piccola borghesia benestante, ricordano la separazione netta che a Sant’Onofrio regnava tra gli appartenenti ai due circoli ricreativi: quello di Riunione (dei nobili) e l’Aurora (degli operai e contadini); una divisione che si vedeva a vista d’occhio, anche nella stessa piazza, dov’erano entrambi ubicati: da un lato passeggiavano quelli di destra, dall’altro quelli di sinistra.
Nascono le Spighe a Francavilla come pure a Sant’Onofrio; nasce la Stella d’Argento a Francavilla e a Sant’Onofrio si forma la Stella Azzurra: due paesi e due storie diverse, ma con giovani accomunati dagli stessi miti, gli stessi sogni, lo stesso linguaggio: la spiga, la stella, la sinistra, il Psiup.
Per me più che un ricordo personale e diretto, il Psiup ha da sempre rappresentato l’approccio giovanile che mio padre ebbe con il paese, allorquando, rientrato dalle Americhe, faceva i primi passi nel nostro mondo italiano del Sud, che aveva lasciato a quindici anni: i ricordi continui dei pochi compagni che avevano condiviso con lui quel breve percorso, i simboli e i segni, l’enorme striscione esposto in occasione delle elezioni, i pochi documenti custoditi nel fondo di un tiretto di un vecchio tavolo di legno, come in uno scrigno segreto si custodiscono i ricordi più cari e indelebili.
Un Psiup che a Sant’Onofrio non si sviluppa, forse perché imbrigliato nelle questioni di amministrazione locale; l’unico, vero, obiettivo della sinistra paesana sembrava appiattirsi sulla conquista del Municipio, che appariva all’epoca la vera macchina per condurre il paese allo sviluppo più veloce.
La nascita della lista delle Spighe a Sant’Onofrio nel 1952 e la conquista dell’Amministrazione nel 1964 contribuirono certamente ad affievolire la visione utopica nazionale e internazionale della locale sinistra e a disegnare quasi esclusivamente le questioni di carattere locale. Un’Amministrazione che univa, già a metà degli anni Sessanta, i compagni comunisti e socialisti, con l’aggiunta di importanti pezzi di indipendenti vicino al centro, alla destra e finanche alla Chiesa. Giovani e meno giovani che hanno dato voce e azione alle proteste e alle aspettative di un mondo in evoluzione e di uno spirito sopito da anni di guerre, povertà, diseguaglianze, promesse, dogmi e certezze.
I ricordi e la militanza di Amerigo rappresentano simbolicamente l’energia positiva che tutto il Mezzogiorno d’Italia ha saputo sprigionare in quegli anni di intensa luce ideale, che dal dopoguerra ci ha condotti fino agli ultimi anni del XX secolo: quell’energia fosforescente, che trasmetteva da una parte entusiasmo e voglia di crescita e dall’altra un progetto per il futuro: di utopie e di amore, di giustizia ed equità, che mostrava le basi forti per la nascita di una società onesta e armoniosa.
Grazie ad Amerigo, questa nicchia dorata di avvenimenti rimarrà scritta per sempre e tramandata a tutti coloro che avranno il desiderio di imparare e approfondire la nostra storia.
Oggi le differenze che storicamente hanno caratterizzato le divisioni sociali e ideologiche non esistono più, sono state superate: dagli eventi, dall’intervento di alcuni protagonisti politici, dalla caduta anche fisica del muro di Berlino.
A Sant’Onofrio, come in larga parte del territorio vibonese, alcuni muri sono crollati e alcune storie personali sono state lasciate libere di muoversi su alvei nuovi e diversi dagli stereotipi del passato, consegnando al presente nuova linfa e nuovi personaggi.
Per quanto è dato sapere, la storia non si può cambiare, rimane pesante sulle nostre spalle e sul nostro futuro; è compito di ognuno di noi assorbire contemporaneamente il male ed il bene e, fondendoli, riuscire ad illuminare le strade del nostro cammino.
È favolosa l’espressione di Amerigo quando cristallizza il ricordo degli  anni Sessanta come una “magica atmosfera”: un pensiero che da solo è il compendio di una generazione felice e festosa, che sognava ed era carica di utopie: le novità americane, le canzoni e il mangiadischi, le festicciole in casa, il cinematografo e i fotoromanzi, la vespa, la Fiat e  la corriera, che portava al mattino gli scolari insieme ai braccianti agricoli.
Triste ma significativa è la semplice e al contempo pesante frase di Amerigo che diviene pietra miliare del suo libro-documentario: l’emigrazione e lo scioglimento del Psiup hanno interrotto un periodo magico di Socialismo a Francavilla. Così potrebbe concludersi il testo, con questa frase potremmo concludere ogni analisi e relazione su quel momento storico; se volessimo riprogettare un futuro imperioso e fecondo, sarà necessario riappropriarsi dei sogni; quella volta, il sogno di quella determinata generazione è stato il Socialismo! E come scriveva Cœlho, Amerigo e la sua generazione hanno cercato di viverlo seguendo gli insegnamenti del proprio passato e i sogni del proprio futuro.
Sant’Onofrio ha avuto pochi giovani che si sono iscritti al Psiup e l’avventura  è durata poco; solo qualche documento ha lasciato la traccia di una testimonianza concreta.
La storia politica di Sant’Onofrio è diversa da quella di Francavilla: dal 1964 in poi (con esclusione di due esperienze del 1980 e del 2002) Sant’Onofrio è stata amministrata da uomini di sinistra, fino all’ultima esperienza personale, durata purtroppo solo diciotto mesi e della quale ci sarebbe tanto da dire e da ridire; ma questa è un’altra storia!
È bello leggere le scuse che Amerigo fa pubblicamente ai suoi compaesani (e in un tempo lontano dai fatti e, dunque, lontano da ogni interesse), in merito ad una frase sgarbata rivolta durante le elezioni del 1975: spero che queste scuse facciano riflettere ogni lettore. È umano sbagliare e, a volte, dipende anche e soprattutto dal contesto che determina l’effetto massa; è importante, però, avere il coraggio di chiedere scusa e ricordarsi che non è mai troppo tardi per farlo.
Ed io ringrazio Amerigo per averlo fatto, perché mi dà l’opportunità di chiedere anch’io scusa ai miei compaesani, per gli errori e le offese somministrati in coscienza o accidentalmente.

Concludo, ripensandomi quale ultimo segretario dell’unità di base dei DS di Sant’Onofrio: non tutti sapevano che Amerigo è stato tesserato nelle file del Pci di Sant’Onofrio, in quella sezione intitolata al carissimo e compianto compagno Gregorio Crudo (nonno di mio suocero): uomo d’altri tempi, che ha propugnato e sostenuto per  tutta la vita il riscatto dei più umili, per il bene della Patria e dell’Umanità e che, morto da ateo, ha lasciato un testamento di vita vissuta, ancora oggi portata ad esempio.

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