lunedì 11 novembre 2013

Walter Fiumara riporta le considerazioni dei Francavillesi

Il libro di Amerigo ha fatto rivivere momenti e ricordi di uno spaccato popolare a molti francavillesi. Molti nostri concittadini mi chiamano, mi fermano per strada, con entusiasmo, mi testimoniano che hanno avuto piacere di leggere il libro e che sono stati rapiti dai racconti, dalle esperienze positive che in questo paese sono nate, dai personaggi descritti e menzionati. Mi chiedono dell'autore, di come è nato questo lavoro, se possono avere copia da girare ad amici e parenti, insomma incasso una serie di considerazioni positive su una pubblicazione imprevista ma che tutti aspettavano per poter parlare di quegli anni, di quei fatti e di quei personaggi cosi semplicemente descritti. Certamente non è la storia completa di quegli anni e nemmeno ha la pretesa di esserlo, non è questo l'intento dell’autore credo. Sono racconti, ricordi, testimonianze di momenti di aggregazione sociale che i francavillesi hanno saputo vivere a dispetto delle tante contraddizioni attraversate dalla nostra piccola comunità. Sono stato colpito particolarmente dalle considerazioni di due miei cari amici. Uno mi riferisce che secondo lui, senza fare torti a nessuno, è stato, senza pretese, il libro scritto su francavilla più bello e piacevole da leggere. L'altro quasi con gli occhi lucidi riscontra il ricordo di una persona a lui molto cara, che alla nostra comunità ha dedicato il suo lavoro e che pensava fosse dimenticata. Una signora, scambiandomi per l'autore mi chiama dal balcone e mi dice: “a cumparucciu ma tutti chijri cuosi, fatti, persuni, duva i trovastuvu mi scriviti, mi staju scialandu mu mi lieju e mu mi arricuordu”. Un'altra carissima e distinta signora mi incarica di portare i saluti all’autore complimentandosi e asserendo che immergendosi nella piacevole lettura del libro ha rivissuto momenti bellissimi di quegli anni favolosi. Un simpatico particolare voglio raccontare che non è stato inserito nel libro e che riguarda noi ragazzini di dieci - docici anni verso la fine dell’esperienza PSIUP. Ricordo che andavamo pure noi nella sezione, il pomeriggio, a giocare al famoso biliardino, spesso senza soldi utilizzando l’altrettanto famoso “ferruzzu”, il filo di ferro ad uncino, al posto dei gettoni. Avevamo una paura pazzesca di Ciccio Russo perchè già una volta ci aveva beccato con il ferretto in mano e se ci ripescava erano calci nel sedere per tutti. E ricordo ancora quel flipper con a tema le carte di scala che dava palline bonus tirando pugni a ripetizioni sul monitor. Anche li con la paura di essere sorpresi dal solito Ciccio Russo: era il nostro terrore.
Walter Fiumara

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