lunedì 18 novembre 2013

Per Nello Pititto è un libro che andrebbe diffuso tra i ragazzi ed i giovani

Se dovessi esprimere con qualche parola soltanto il mio giudizio sul libro “Francavilla prima e dopo (’50-79)” di Amerigo Fiumara, direi che è un libro molto bello e importante. Ho appena terminato di leggerlo, se pure, a causa di un impegno di lavoro più urgente, mi ero ripromesso d’iniziarne la lettura per completarla in uno dei giorni successivi. Ma le prime pagine mi hanno legato sino all’ultima parola in questo pomeriggio d’una domenica di metà novembre. E’ un libro, infatti, che si legge tutto d’un fiato, perché prende il lettore e lo fa ritrovare in quel di Francavilla, rappresentando in maniera quanto mai efficace, fin quasi a farla vedere, la realtà di questo piccolo comune calabrese nei più diversi aspetti e nell’evolversi del tempo: dagli scolari in grembiule nero che frequentano la scuola non in un apposito edificio ma “in stanze di case private, per lo più poste a pian terreno, senza servizi igienici e neppure attaccapanni”, rigorosamente distinti tra maschietti e femminucce cui insegnavano, rispettivamente, maestri e maestre, ai punti di aggregazione, il bar Barbina e il bar Carchedi, frequentati il primo da “professionisti” e il secondo da “lavoratori” in un ambiente “ove già esisteva una divisione netta di carattere politico, se così si può dire”, chiarisce l’Autore. Perché, in quel di Francavilla, le contrapposizioni tra i due schieramenti politici – coloro che stavano col sindaco del tempo e quelli ch’erano contro – non impedivano che nei reciproci rapporti la solidarietà prevalesse. Una solidarietà – che oggettivamente v’era e Amerigo evidenzia con orgoglio – soprattutto tra i lavoratori che nel 1950 danno vita alla Cooperativa Edilizia di Francavilla aprendo numerosi cantieri in diversi comuni della provincia realizzando case che “dopo oltre 60 anni stanno ancora in piedi e sono regolarmente abitate dagli assegnatari o dai loro eredi”. Una solidarietà mista a spirito di libertà che induce quel gruppo di persone che abitualmente frequentava il bar Barbina ed era “stanco di attenersi alle rigide regole del proprietario, che a mezzanotte chiudeva ed esigeva la relativa consumazione da chi giocava a carte o guardava la tv”, a “fondare un circolo ricreativo ove riunirsi per discutere, guardare la tv in compagnia, giocare a dama e carte fino a tarda ora, senza limiti di orario”. Una solidarietà che si manifesta anche in quel “prestare” la bicicletta dai pochi fortunati che l’avevano ai propri compagni “per farsi dei giri ed impararla bene”. Una solidarietà mista a intraprendenza che nel 1963 induce Amerigo a tirar fuori i soldi che aveva ricavati – lui li chiama “risparmi” se pure ammette che la vendita era avvenuta “all’insaputa” dei suoi – vendendo polli del pollaio di famiglia, per comprare le magliette da calciatori ai ragazzi che “si accingevano a costruire una vera e propria squadra di calcio”. Una solidarietà carica di passione civile che, agli albori del 1964, porta Amerigo a dar vita a quella che lui chiama “l’avventura del P.S.I.U.P. di Francavilla”, arredandone la sede con una scrivania e due banchi regalatigli dagli zii Orazio e Quintino e con un televisore “di circa un metro cubo di volume” prelevato da casa dei nonni “tra la benevola tolleranza del nonno Foca, pure democristiano, e l’infuocata incazzatura di nonna Nicolina”. Attraverso i pochi e brevi richiami che precedono, spero d’aver reso l’idea di quanto il libro di Amerigo sia capace di “prendere” il lettore tenendolo incollato alla rappresentazione d’una realtà nel suo evolversi – o, a me pare, involversi – nell’arco di un trentennio. Una rappresentazione che dà senso e attribuisce funzione al libro già nella misura in cui aiuta a conoscere una realtà locale che fu in tempi non lontanissimi, ma che tali appaiono alla luce del presente. Per raffrontarla con la realtà attuale allo scopo di recuperare valori che furono e oggi più non si ritrovano se pur restano valori senza cui è l’individuo stesso a perdere di valore: penso alla solidarietà e alla passione civile, soprattutto. Una rappresentazione che dà ancor più senso e ancor più rilevante funzione attribuisce al libro nella misura in cui la realtà che ne è oggetto, dichiaratamente una realtà locale, finisce col coincidere, per ciò che più non ha, con la realtà del Paese intero. Un libro che, facendo conoscere, aiuta a riflettere, quello di Amerigo Fiumara. Un libro che meriterebbe d’essere diffuso, tra i ragazzi, i giovani soprattutto. Perché sappiano che vi fu un tempo in cui si credette in qualcosa e ci si impegnò per ciò in cui si credette. Che vi fu un tempo in cui non erano i pigmei a proiettare le ombre. Come oggi è.
Roma, 17 novembre 2013
 Giuseppe Pititto

Nessun commento :

Posta un commento