Francavilla Ang., 11 Agosto 2013
(San Foca Martire)
Caro Amerigo,
grazie della copia della tua pubblicazione (Il P.S.I.U.P. –
Francavilla prima e dopo “50-“79), di cui gentilmente hai voluto
farmi dono. E poi…proprio il giorno di San Foca; e…nella
assolata piazza Solari! Tempi e scenari che un francavillese di non
corta memoria – come sono io – non possono che destare lo
“stordimento” dei ricordi, e con essi quello delle emozioni.
Ho letto attentamente…E mi va da concludere che la tua
“fatica”getta luce all’incirca, completandola, su un periodo
della storia della nostra piccola patria dal finire degli anni “50
alla fine degli anni settanta.
Primo tempo (quello tra guerra e primo dopoguerra); secondo tempo (
anni Cinquanta – anni Sessanta) ; terzo tempo (anni Sessanta –
fine anni Settanta).
Pertanto – scusami – la parentesi esplicativa del titolo della
tua pubblicazione mi lascia alquanto perplesso….
Con la tua fatica gli storici locali di domani disporranno d’una
vera trilogia che rende “privilegiato” il nostro paese nel
rendere ai posteri fonti e documenti. Per la prima fase ( tra guerra
e dopoguerra) ci sono delle pagine del mio volume (Un Francavillese
del Piano di Brossi); per il successivo ci sono quelle di Lorenzo
Malta, nel secondo suo impegno di storico locale. A seguire (parlo
sempre di pagine registranti stato sociale e vicende politiche) c’è
ora la tua opera.
Che è ricca di “fatti” e date e testimonianze. Persino “minute”;
ma che non si fa sfuggire la notazione di costume o quella sul
sentimento del tempo (come avrebbe detto Ungaretti).
Un appunto, del tutto formale, e che tu farai bene a non prendere in
considerazione: Hai voluto calcare la mano – troppo – sul dato
ideologico (vedi copertina; prefazione; post-fazione) che incornicia,
dividendolo, il vero contenuto del libro. Che è un “documento” –
ripeto – d’una stagione politica e sociale di bell’impegno…E
di cui non c’è che da ringraziarti…
Quei tempi che tu descrivi confermano la fase di “sgretolamento”
sociale della nostra piccola comunità. Tanto per citare: Ciccio
Michienzi negli U.S.A., io a Roma, due fratelli Ruperto a Roma, Foca
Pallone in Sardegna, tuo zio Armando preso dalle sue iniziative
industriali, Peppino Pallone a Salerno, Armando Mannacio a Milano,
Achille Malta (di cui ho un ricordo amaro e bello di quando sono
andato a trovarlo all’ospedale Umberto I a Roma). Tanto per citare,
cui c’è da aggiungere la scomparsa di alcuni protagonisti del
mondo d’ una volta: arciprete Caria; dottor Gulli; dottor
Servelli…E poi… giovani che si aprivano al futuro; avviati agli
studi universitari e quindi sparsi per l’Italia. Senza dire del
flusso migratorio…verso terre assai lontane! (Persino l’Australia).
Scusami questo affollare di dati e considerazioni, e tante altre
lascio nella penna.
Solo: grazie della dedica che hai voluto indirizzarmi. Espressioni,
le tue, che non possono non lusingarmi… ma alle quali solo potrei
aggiungere Humanitas: quel sentire che mi viene dalle radici
familiari e anche da quel fondo di paesanità cui sono rimasto
fedele.
cordiali, vivi
saluti per te e per i tuoi cari
Alfredo Barbina
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