domenica 15 giugno 2014

Antonio Giancotti: Perito Chimico-Dott. in Lingue: "è una storia di Francavilla per Francavillesi"

Caro Amerigo,
arrivo buon ultimo a commentare il tuo lavoro, e me ne dispiaccio profondamente. Ho dovuto cestinare gli appunti che m’ero fatto man mano leggevo, perché nelle recesioni li ho poi trovati egregiamente sviluppati, persino talvolta con parole identiche alle mie (un esempio: “tensione etica”, che ritrovo nel commento di Franco Mellea). Per evitare inutili ripetizioni mi è quindi venuto in mente di fare un metacommento,  cioè un commento dei commenti.
Devo complimentarmi con te per la fitta rete di conoscenze ed amicizie che ha risposto al tuo appello, e che si è espressa con così grandi capacità  analitiche e critiche. Il rischio poteva essere quello di scadere nell’oleografico, ma ciò non è affatto avvenuto. Anzi, accanto a giustificatissime attestazioni di sintonia, di elogio e di affetto, che peraltro condivido perfettamente, compaiono puntuali le evidenziazioni di alcune imperfezioni. Sono queste che vorrei a mia volta commentare.
Cominciamo dal titolo: può essere certo improprio, fuorviante, o quant’altro. Ma quando si “penetra” il libro si capisce bene che inserendo all’inizio del titolo “Il PSIUP” hai solo voluto fare un’appassionata dichiarazione d’amore per il periodo della tua vita in cui la tua mente, il tuo cuore e la tua anima hanno raggiunto il picco della tua espressione esistenziale.
Riguardo alla non “letterarietà” del lavoro: mi sembra lapalissiano il fatto che tu sia un ingegnere, non un letterato, né uno storico, né un sociologo. Ma sei stato un cronista lucido, onesto, affettuoso. Autentico!
La minuziosità, gli elenchi (che qualcuno ha definito aridi) di nomi e cose: devo dire che anche a me all’inizio era venuta in mente l’Encyclopédie di settecentesca memoria. Ma nel prosieguo della lettura ho capito che era come se fossimo tutti intorno a un tavolo e che tu raccontassi: “mi ricuordu, c’era Vitu, Pinu,…”. Citare tutto e tutti era dimostrare (con un implicito sorriso) quanto vivida era la tua memoria, e, oltretutto, guai se tu avessi taciuto un particolare, o avessi dimenticato qualcuno: non ti sarebbe stato perdonato. Infatti la tua è una storia di Francavilla per francavillesi, per cui hai fatto accomodare al tavolo quante più persone hai potuto, e li hai riportati nelle storie, negli ambienti, nelle atmosfere.
Da ultimo, concordo con chi raffrontando l’anima di quei decenni al grigiore (addirittura il “nulla”, si è detto) dei nostri giorni prova molta amarezza, ma non possiamo dire che alla fine non si sia ottenuto alcunché: almeno gli attaccapanni in classe per i soli figli dei “signori” non si vedono più….
Grazie, Amerigo, per questo prezioso racconto che mi ha svelato una Francavilla che non conoscevo. Un compaesano appassionato come te accresce il mio orgoglio di essere francavillese.


Antonio Giancotti (di Foca)

mercoledì 11 giugno 2014

Francesco Tassone: Avvocato, già Giudice, fondatore dei Quaderni Calabresi -l'adempimento di un compito verso le "giovani generazioni"-

  Chi si trova a guardare la copertina di questo libro, “Amerigo Fiumara-Il Psiup- Francavilla prima e dopo (’50-’79)”, pensa, e non a torto, alla rievocazione della storia di un gruppo politico, attivamente impegnato nella costruzione del socialismo in Francavilla Angitola, uno dei tanti nostri piccoli paesi, quasi sempre carichi di storia, che vanno a comporre molte delle province meridionali, tra cui certamente quelle lucane e calabresi.
Tuttavia l’impressione che può nascere dal primo impatto con la copertina è incompleta e come tale rischia di lasciare nell’ombra altra parte e prospettiva del libro, forse la più significativa e dolorante .
Il libro infatti è, insieme a questo e prima di questo, la rievocazione della vita e delle vicende di un “paese”, cioè di quel centro di vita che è un paese: tale in quanto formatosi come comunità, variegata, complessa e anche conflittuale, ma pur sempre prima di tutto comunità; tale, inoltre e insieme, perché con la sua presenza ha plasmato e sacralizzato il territorio che ad essa da la vita.
Va rimarcato l’indissolubile rapporto dialettico che intercorre tra l’uomo ( inteso sempre come “gli uomini”, come quella grande comunità che è la umanità e che pure così tanto stenta a riconoscersi pienamente come tale), tra l’uomo , ripeto, e la terra: e più concretamente tra le comunità concrete ed il territorio che esse plasmano e da cui, così plasmato, traggono la loro vita e fondano la sua storia ( o, all’opposto, come nella fase storica – o forse nell’era- che stiamo vivendo , che esse avvelenano e da cui restano avvelenate, nella mente prima che nel corpo).
Francavilla, inoltre, è una delle tante soggettività di vita e di storia (dove c’è l’una c’è necessariamente l’altra) che, ognuna con le proprie peculiarità, compongono quel più vasto arcipelago di vita, di storia e di cultura che è il nostro Meridione. Un arcipelago, per dare concretezza alle parole, mediterraneo, prima che italiota o italiano, quale si è andato formando, per stratificazioni successive, non solo nel corso dell’ultimo millennio, a partire dall’ingresso nella nostra vita dei guerrieri normanni, che hanno dato ad esso un forte connotato di soggetto politico; ma più ancora quale si è andato formando nel corso dei millenni precedenti, con la lunga, penetrante e feconda presenza e comunanza bizantina e, prima ancora, per quanto è dato ricordare, con la presenza magnogreca, apportatrice di nuovi modi di vivere e di più aperti orizzonti. Presenze entrambe mediterranee, entrambe di grande impatto nell’addomesticamento della nostra ferinità e nella plasmazione della nostra anima, come, a proposito della presenza bizantina, - con cui Francavilla ha un rapporto elettivo – ha sempre cura di ricordare Domenico Minuto nei suoi vasti studi e nelle tante sue pubblicazioni, tra le quali ultime va ricordato il bel compendio di storia, costituito dalla “Storia delle gente in Calabria”, pubblicato in anni recenti (2007).
Aprendo il libro di Amerigo, il paese dei decenni in esso considerati, tale perché legato dal sentimento “di una coesione sociale sentita e praticata”, si apre al lettore, in modo immediato, in tutta la varietà delle persone che ne componevano la trama;nella varietà delle attività, dei mestieri, delle professioni che costituivano gran parte della loro presenza sociale; dei rapporti, delle amicizie, delle conflittualità che tra di esse si intrecciavano, e non meno della gioia che ad esse proveniva dalle feste che ne scandivano il tempo, una gioia lunga, particolare proprio perché gioia comune.
L’Autore si pone come semplice cronista, come uno dei tanti attori di quella storia oggi vivente in questa cronaca, con l’occhio rivolto all’adempimento di un compito verso le alle “giovani generazioni”, quasi a volerne prolungare in loro la presenza. Ed è da questo forse che il resoconto trae la forza e l’immediatezza proprie di una cronaca essenziale ed insieme capace di restituire un quadro ampio, completo, dettagliato, in cui uomini e fatti trovano, pur nella vicenda mobile che è un paese, esatta collocazione.
Ma non è questo l’intento di questa nota, nella quale, se fosse questo l’intento, bisognerebbe ritrascivere , passo passo, interamente quella cronaca, che il lettore farà bene a cogliere alla fonte. Qui basta ribadire che l’Autore, in modo organico e ordinato, pone al centro il quadro delle sorprendentemente numerose e varie attività socio-economiche di questa comunità, benché piccola e benché la sua articolazione traesse le sue basi, come primo anello forte, alla lavorazione della terra, con tutte le variegate attività, anche complesse e apparentemente lontane, che poi ne derivano. Ed insieme emergono le persone e le famiglie che le esercitavano, in un reciproco scambio vitale; ed anche la vita e la storia delle più complesse aggregazioni che da esse nascevano, quale la vicenda della Cooperativa Edilizia fondata nel 1950. Essa, nella sua linearità, anche così come rapidamente tracciata, offre ampia materia di approfondite riflessioni sulla storia delle nostre popolazioni, sulle capacità di plasmazione e di cooperazione; che, ancora dopo la seconda guerra mondiale, in esse pulsava.
Uno spazio importante di questa cronaca della comunità di Francavilla nel trentennio 50/79 è dedicato alla storia della partecipazione politica che in quegli anni animava la vita dei nostri paesi; ed in particolare alla storia della presenza del Psiup, partito socialista che aveva come suo fulcro il proposito di realizzare, lì dove già imperava la cultura delle categorie, l’unità proletaria; e più in particolare ancora alla storia del Centro Giovanile Popolare.
Si è trattato in questo caso di un Centro, fondato da militanti comunisti di diversa provenienza, tra cui l’Autore, ma tutti fortemente legati alla cultura ed alla condizione del paese ; e perciò pensato come attivo strumento di scambio tra il Centro stesso e la comunità cittadina, avendo come riferimento le nuove correnti di pensiero e di organizzazione sociale che si andavano aprendo in quella più vasta comunità degli uomini che, sia pure ancora non sufficientemente consapevole di sé, è il mondo. Tanto è dato rilevare dalle attività da esso progettate e/o attuate, quale l’azione contro l’occupazione abusiva della spiaggia, la ricerca sul tessuto socio-economico francavillese, l’organizzazione di una prima festa popolare dopo un’accurata raccolta di canti, poesie, proverbi e filastrocche, e soprattutto dalla realizzazione di un luogo d’incontro qualificato, aperto a tutti i cittadini.
Questa ultima annotazione mi consente di tornare all’inizio di questa nota. Vi era in questa impostazione del Centro Giovanile, inteso necessariamente anche come struttura di crescita della comunità in cui esso nasceva, il sentimento di una doppia appartenenza, di un doppio legame di natura sinergica, in cui il fatto e il sentimento di appartenenza ad un progetto politico di radicale reimpostazione delle basi della società mondiale, ed al soggetto o meglio ai soggetti formatisi per dare ad esso realizzazione, si legava al fatto e al sentimento di appartenere ad un soggetto comunitario vivente, fatto indissolubilmente di terra e di storia, di uomini e di territorio, nel quale e con il quale soltanto l’impegno per quel progetto avrebbe potuto mettere radici e diventare fatto vivente.
Purtroppo mancò poi, e non per colpa di Francavilla, la coscienza della necessità di questa doppia appartenenza , trattandosi non di un semplice accostamento, né di una semplice sommatoria, ma di un rapporto sinergico di crescita, di un rapporto senza del quale l’una e l’altra soggettività erano destinate ad una più o meno rapida involuzione. Oggi non vi è un solo partito “popolare” , che non si riduca ad una dirigenza, dalla quale discendono dirigenze locali; e la richiesta, alla moltitudine dei fedeli, della fede nel potere taumaturgico della dirigenza suprema: e con essa, in definitiva, l’articolazione burocratica del potere supremo nei territori, ridotti da luoghi comunitari in periferie.
La dissoluzione di quel “senso di una coesione sociale, sentita e praticata” che Amerigo Fiumara lamenta e presenta ad apertura del libro, nasce da questa più ampia crisi della democrazia e delle sue basi materiali e relazionali. Trova cioè espressione nella dissoluzione della nostra materiale appartenenza alla terra attraverso la dissoluzione dell’appartenenza alle nostre singole comunità territoriali e al reticolo di comunità sempre più articolato in cui si collocano le loro relazioni di vita, di cui l’arcipelago Meridione, se non si vuole cancellare la storia e la geografia attraverso cui la vita degli uomini trova corpo,costituisce momento reale; e come tale punto di riferimento ineludibile in ogni processo che nasce dal bisogno-necessità di ridare spazi alla democrazia.
In definitiva la dissoluzione della materiale appartenenza ad una comunità e ad un territorio, e la dissoluzione del sentimento correlativo, vissuto ed evocato in questa storia, si traduce nella dissoluzione della nostra materiale e morale appartenenza alla terra, ad una terra sempre meno nostra, sempre più aliena perché in mano di un potere lontano e noi estraneo.
Stranamente soccorrono oggi, nell’interpretazione di quanto avviene a Francavilla come in ogni altro villaggio del mondo, i presentimenti che davano forma alle mitologie dell’Impero, tanto care ad alcune generazioni di giovani a noi vicine. Senza un nostro ancoramento alla terra – una terra da rendere sempre più nostra -, costruito da ognuno come cittadino di una comunità e dei reticoli di comunità in cui ciascuna di esse trova il proprio spazio ed il proprio orizzonte, s’impone il procedere dell’Impero ed il deserto di cui esso si circonda; o, se si preferisce, il deserto dal quale quotidianamente veniamo circondati e l’Impero che su di noi, resi impotenti e muti, si va costruendo.


    Se così è, e se tutto questo non solo pura immaginazione, allora la storia di Francavilla quale tracciata in questo libro, tanto più efficace quanto più privo di pretese, è emblematica: e la nostalgia da cui esso nasce è una forza attiva, traducendosi in un richiamo alla necessità di lavorare consapevolmente, in modo organizzato alla costruzione – qui ed ora, le uniche dimensioni di cui disponiamo - di un ordine basato sulla centralità dell’uomo quale comunità.

martedì 27 maggio 2014

Per Roberto Ferrari: "offre una visione complessiva di Francavilla"

Uno, dieci, tanti PSIUP

Ci vuole passione vera per scrivere del Partito Socialista Italiano di Unita’ Proletaria, la stessa che ha Amerigo Fiumara. Una sorta di rimozione, di inspiegabile condanna all’oblio ha cancellato per lungo tempo – troppo – ogni serio studio su questo partito di cui ricorre quest’anno il 50º della fondazione. Solo in tempi recentissimi sono apparsi alcuni lavori che hanno finalmente contribuito a far luce sulla sua storia dimenticata. Alti dirigenti dello stesso PSIUP hanno a lungo dimostrato una sconcertante ritrosia a parlare delle vicende del loro partito, come se il PSIUP fosse essenzialmente una stizzosa anomalia, una bizzarria transitoria priva di spessore politico e sociale, un’appendice a storie piu’ importanti scritte da altri soggetti politici.

Il PSIUP, nella sua breve esistenza politca 1964-1972 e nella sue moltepli sfaccettature ideologiche ed organizzative  (non fu mai un partito monolitico e centralista come il PCI) ha saputo parlare di auto-organizzazione, di controllo operaio, di contro-poteri alternativi, di anticapitalismo, anticipando, intercettando e dando voce alla ribellione del ’68. Fornendo risposte efficaci e lungimiranti che ancora oggi – in tempi enormemente mutati - possiedono efficacia e capacita´seduttiva.

Rodolfo Morandi – principale referente ideologico - diceva che il partito diventava ·”altro”· nel fuoco della lotta di classe, assumendo forme e contenuti nuovi di immediatezza di classe.  Nello stesso modo il vecchio PSIUP e’ svanito combattendo nel 1972 per ripresentarsi sotto altre vesti nei mille rivoli delle nuove insorgenze.


Il lavoro di Amerigo Fiumara contribuisce ad aggiungere un tassello importante alla consocenza del PSIUP. Leggendo le pagine del suo libro si viene a sapere come il PSIUP si sia sviluppato in una realta’ geopolitica lontana dai centri di potere tradizionali. Una periferia dell’”impero” dove giovani pieni di entusiasmo e meno giovani impegnati e colti hanno dato vita ad una realta’politica alternativa e dinamica. Con precisione e con un linguaggio sciolto e appassionante, l’autore offre una visione complessiva  di Francavilla e delle sue .dinamiche umane, politche e sociali che coprono un trentennio di vita del territorio.

C’e’ da augurarsi che altri seguano l’esempio di Fiumara e che nuovi studiosi, in nuovi territori, contribuiscano presto a scrivere altre pagine della vita del PSIUP.

martedì 6 maggio 2014

Vito Caruso Dott. in Scienze Politiche:
Un utile strumento per colmare il vuoto di conoscenza della realtà paesana

Caro Amerigo,
ti invio, in allegato, il mio contributo sul tuo libro.
L'ho profondamente modificato rispetto al testo di cui ti avevo parlato al telefono, togliendo intere parti relative a fatti da me ritenuti importanti per capire e far capire meglio l'azione politica portanta avanti, da diverse amministrazioni, nel periodo da te considerato.
Il fatto che mi ha sempre fatto soffrire e che avendo Francavilla la fortuna di possedere un territorio meraviglioso, in una posizione geografica invidiabile (aeroporto e stazione ferroviaria a 15 Km e lo svincolo autostradale nel territorio), la diga con potenziale turistico e ambientale e con il mare ad un tiro di schioppo, nessuna amministrazione è riuscita ad impostare una politica di valorizzazione di questo immenso patrimonio!!!
Scarichiamo, se vogliamo, la responsabilità su Roma, sui governi nazionali e su altro, ma io sono convinto che la responsabilità maggiore risieda in chi, a livello locale e regionale, è stato incapace di compiere atti, anche minimi per dare valore a tanta ricchezza
, senza, ovviamente deturpare il paesaggio ed il suo equilibrio.

Un caro saluto

Vito


Caro Amerigo,                                                                                Milano 5 maggio 2014
ho recentemente riletto il tuo libro e letto le molte recensioni che ti sono state inviate e che sono pubblicate sul tuo sito. Condivido il fatto che la tua pubblicazione, come sostiene il Prof. Luigi Lombardi Satriani “… descrive con estrema accuratezza le condizioni di vita e gli atteggiamenti di anni lontani, di cui il tempo ha dissolto via via i tratti e il tepore…” oppure, per un francavillese come il Prof. Barbina il tuo libro rappresenta, ….scenari che non possono che destare lo “stordimento” dei ricordi e, con essi, quello delle emozioni….
Avendo avuto modo di partecipare alla presentazione del tuo libro, avevo già espresso, in quella sede, il mio apprezzamento per il tuo impegno. Consegnare a noi ed alle future generazioni un lavoro con il quale hai voluto fissare alcuni momenti e situazioni significative della vita paesana, soprattutto giovanile è opera sicuramente meritoria. Il libro contiene elementi di sicuro interesse e di stimolo per eventuali più estese considerazioni. Mi permisi di dire che, in base a quel poco che avevo letto prima della presentazione ed a quello che avevo ascoltato nella bella ed approfondita relazione introduttiva fatta dal Prof. Dorino Russo, sarebbe stato utile compiere qualche approfondimento sulle modalità con cui avveniva lo svolgimento delle competizioni elettorali e su come venivano affrontate alcune vicende politiche, soprattutto, negli anni 70. La elevata conflittualità politica, che appare molto sfumata nel tuo libro, ha, invece, caratterizzato in negativo la vita politica del nostro paese, determinando, quasi sempre, condizioni di inimicizia che hanno contribuito a spaccare in due il paese e diviso molte famiglie. Il costante permanere di tale situazione ha, probabilmente, impedito uno sviluppo diverso e più dinamico della nostra comunità e del nostro territorio.
Se si vuole davvero non rimuovere dalla memoria quello che è stato e come è stato, per ricordare in termini effettivi, a noi che lo abbiamo vissuto ed alle giovani generazioni che dovrebbero imparare a non ripete un certo modo di fare ed intendere la politica, occorrerebbe leggere, o rileggere, l’attenta analisi sul comportamento dei francavillesi in prossimità delle elezioni amministrative locali, e non solo, che è stata fatta dal Prof. Vittorio Torchia (persona nata a Francavilla e trasferitasi a Taormina dove ha vissuto fino alla sua morte), nel suo libro IL PAESE DEL DRAGO e più specificamente nelle NOTERELLE: Piccolo mondo di ieri/Piccolo mondo di oggi (il piccolo mondo di riferimento era ovviamente Francavilla). Egli, anche se persona esterna al contesto quotidiano, ma dotato di grande cultura, di straordinaria umanità e dai modi semplici nell’agire, ha osservato e riportato, in modo straordinario e condivisibile, il comportamento, come detto, delle persone in competizione politica per la conquista del comune e dei cittadini chiamati al voto. Il resoconto delle elezioni amministrative del 78, per assistere alle quali ha rimandato il ritorno alla sua città di residenza, letto oggi appare assolutamente attuale, anzi occorrerebbe aggiornarlo in negativo. Egli, tra l’altro, scriveva: ”Il clima paesano alla vigilia delle elezioni è una caldaia bollente, occasione di istinti che esplodono, di rivincite attese e di coltivati viscerali dispetti….. La lotta è permanente. Ognuno nel suo bunker……Le vere forze, quelle dei giovani si autodistruggono. I furbi fanno affari. Il paese langue…
E’ vero, caro Amerigo, che nella tua introduzione specifichi che i fatti raccontati, che si sono verificati durante il periodo ’50 – ’79 nel nostro paese, sono semplicemente descritti e non approfonditi, perché lo scopo che ti eri prefisso era quello di far emergere il senso di una coesione sociale, sentita e praticata e che ormai si è dissolta.
Il problema vero è che tale coesione si è dissolta da tempo, per infinite ragioni, non solo legate alle vicende francavillesi o al loro comportamento, ma all’intera eterna questione meridionale, la cui soluzione appare sempre più difficile, soprattutto alla luce del nuovo ordine economico mondiale, basato sul prevalere eccessivo della leva finanziaria su quella produttiva, che marginalizza ancora di più le zone periferiche e poco strutturate come nel caso del Mezzogiorno d’Italia. La globalizzazione, che ha già determinato cambiamenti epocali, molto spesso non positivi, può essere, se sfruttata opportunamente, occasione di sviluppo per zone esterne allo sviluppo o sottosviluppate. La chiave di lettura di quello che avviene o non avviene nel nostro Sud, non può più essere quella tradizionale. Gli economisti, i politici, i meridionalisti e gli uomini di cultura, assieme alle popolazioni interessate devono compiere un notevole sforzo per superare i ritardi ed i limiti attuali nella individuazione di adeguate misure per un miglioramento soddisfacente delle condizioni di vita e di lavoro nel nostro Sud, pena la sua decadenza ulteriore e la completa subordinazione alle organizzazioni criminali. Sono sempre più convinto che il Sud si può riscattare solo con la gente del Sud, a condizione che riesca a mettere in campo una classe dirigente davvero responsabile e, quindi, all’altezza della situazione.
Il tuo libro ha rappresentato per me, che sono nato a Francavilla , un modo per ripercorrere diversi momenti della nostra infanzia, a partire da quando, ancora bambini, giocavamo a “Pendino” davanti alla bottega di “generi alimentari” di tuo nonno e nelle stradine che portavano alle diverse campagne intorno al paese. Giochi, ingenue complicità e marachelle che sono continuate negli anni successivi quando entrambi ci siamo spostati nella parte alta del paese, “Adirtu”.
Ma è stato anche un utile strumento per colmare il vuoto di conoscenza della realtà paesana, causato dalla mia partenza per Milano nell’agosto del 1962 all’eta di 14 anni, per iniziare il mio nuovo percorso di vita, di lavoro e di studio. Il distacco dal paese ha provocato in me una profonda lacerazione di cui ancora ricordo gli effetti devastanti per l’abbandono, in tenera età, degli affetti familiari e del mio ambiente. Mi è pesato molto anche il conseguente allentamento del rapporto di amicizia che avevo con te e con molti altri cari compagni.
I miei ritorni a Francavilla, una o due volte l’anno, mi servivano, oltre che per godere dell’affetto che mi veniva prodigato dalla famiglia e della buona cucina della mamma, per riappropriarmi di quelle cose uniche, spesso immateriali, che la nostra gente e la nostra terra ci sapeva offrire.
Anche se molto giovane, ricordo che uno dei bisogni che sentivo di più era, però, quello di essere aggiornato sulla situazione politica del nostro comune, di come questo veniva amministrato e quali iniziative venivano intraprese. Questo interesse risiedeva, forse, nel fatto che mi consideravo uno sradicato. Uno che era stato obbligato ad emigrare per potersi costruire un futuro, viste le oggettive difficoltà economiche che mi avrebbero impedito di poter andare a Vibo per continuare gli studi, ai quali io tenevo moltissimo. Quella mia particolare situazione di giovane emigrato, ma con la famiglia rimasta in paese, mi faceva sentire “…radicato e sradicato, sia a Francavilla che a Milano, partito e rimasto…” come mi invita a dire Vito Teti nel capitolo “italiani del Sud” del suo ultimo interessantissimo libro “Maledetto Sud”. In altri termini a Francavilla venivo visto come il “milanese” che parla ed agisce in funzione della formazione che andava acquisendo nel luogo dove viveva e cresceva, mentre a Milano ero “il bel murettin calabresun” e, quindi, anche se solo per un breve periodo , il terrone sul quale venivano scaricati alcuni pregiudizi che, a quel tempo, erano molto forti e diffusi.
La parte che dedichi nel tuo libro al Centro Giovanile Popolare (CGP) è particolarmente importante. Il CGP , di cui hanno scritto in modo appassionato ed esauriente anche Aldo Bonelli e Antonio Aracri, ha costituito, senza dubbio, un momento di aggregazione giovanile di straordinaria importanza. Esso si è dato, da subito, una linea d’azione che tendeva al coinvolgimento pieno di tutti ed alla valorizzazione dei contributi personali che ciascuno era in grado di esprimere. La sua apartiticità favoriva un confronto sereno sui diversi temi che a quell’epoca erano maggiormente sentiti dagli aderenti e la messa in campo di iniziative, anche di lotta, mirate a problemi concreti rilevati nell’ambito territoriale. L’analisi del passato e la ricostruzione ,anche se limitata, del tessuto connettivo della nostra comunità, erano strumentali alla ricerca di elementi su cui basare azioni future per il miglioramento o il superamento di condizioni vita e di prospettiva ritenute non più sopportabili. L’oggi ed il futuro prossimo erano gli obiettivi temporali che ci ponevamo nell’elaborazione dei progetti da realizzare con le nostre forze o da indicare alle forze politiche che ci davano credito.
Di particolare valore è stato il lavoro formativo dei partecipanti, che, in modo del tutto spontaneo, è stato portato avanti. Esso è stato in grado di generare parte della nuova e giovane dirigenza politica del paese, attraverso il passaggio di molti membri del CGP ad alcuni partiti storici presenti nel paese, fino ad arrivare ad esprimere diversi consiglieri comunali, un vicesindaco in Antonio Anello ed un sindaco nel fratello Pino Anello.
Una sintesi degli obiettivi politici che ci eravamo posti e delle motivazioni che ci avevano portato a costituire il CGP sono contenuti nel “Manifesto” politico, che distribuimmo in forma di volantino a tutta la popolazione, e che era stato pubblicato sul N° 33 dei Quaderni Calabresi del giugno 74.
Il rapporto che eravamo riusciti a costruire con alcuni movimenti della zona, ma soprattutto con Francesco Tassone, direttore responsabile dei Quaderni Calabresi (poi Quaderni del Mezzogiorno e delle isole) e con il gruppo di persone impegnate politicamente intorno alla rivista, sono stati di straordinaria importanza, oltre che per l’amicizia personale che si è subito instaurata, anche per il supporto e la collaborazione che ci sono stati forniti in diversi momenti della nostra attività. Personalmente, penso di dovere molto a Francesco Tassone, a Luigi Lombardi Satriani, a Mariano Meligrana e a Nicola Zitara ed a molti altri compagni ed amici, per avermi consentito, attraverso la lettura dei loro contributi pubblicati nei Quaderni, di recuperare i valori fondanti della mia identità di persona meridionale, facendo aumentare, dentro di me, una più attenta sensibilità verso la Questione Meridionale, che ho cercato di mettere in campo nei passaggi successivi della mia vita personale e professionale. Sono ancora oggi abbonato ai Quaderni, che leggo con immutato interesse.

Un abbraccio affettuoso Vito Caruso

giovedì 1 maggio 2014

Domenico e Lella Grillo: Associazione 50 & +
"consente di respirare il clima di quel periodo"

La magia di questo libro consente al lettore di accompagnare Amerigo Fiumara nel viaggio tra la

memoria giovanile. Le passioni, gli amori, gli incontri vissuti attraverso la sezione di un partito, che

costituiva punto di riferimento e di incontro nel paesino di Francavilla.

La storia della Sezione del PSIUP che si intreccia con l’evoluzione culturale, sociale, ideologica nel

piccolo borgo, accompagnando il lettore dal boom economico del dopoguerra fino ai recenti anni

80, caratterizzati dal terrorismo e dal crollo delle ideologie.

Protagonisti del libro sono gli abitanti di Francavilla, menzionati singolarmente; indicandone la

professione, le abilità, le competenze, l’impegno profuso per lo sviluppo del loro Comune, l’Autore

attinge direttamente ai ricordi dei protagonisti per descrivere un’epoca indimenticabile.

I brevi capitoli costituiscono un caleidoscopio di immagini, un flash su esperienze comuni

vissute nei piccoli paesi calabresi, valido non solo per Francavilla, dove le difficoltà economiche,

l’emigrazione venivano combattute con una grande voglia di vivere, con l’ottimismo degli anni

sessanta.

L’Autore descrive il puro divertimento della giovinezza, le gite in vespa, le prime 500, le sfilate

in maschera con le motociclette, il tutto grazie alla sede di un partito che costituiva il punto di

riferimento, di incontro ed emancipazione culturale degli abitanti di Francavilla.

Avere una sede significava incontrarsi in luogo diverso dal bar (dove erano costretti a consumare

ed a rispettare gli orari) , avere piena autonomia, poter discutere fino a notte fonda, poter vedere la

televisione insieme e partecipare ai tornei interminabili di calcio-balilla.

Le discussioni politiche si concentravano sulle differenze culturali tra il blocco sovietico e

l’imperialismo americano (secondo la definizione dell’epoca).

La piacevole lettura di questo libro consente di respirare il clima di quel periodo, costituendo un

buon amarcord per coloro che hanno vissuto quegli anni mentre per i giovani sarà utile immergersi

nella sana ideologia politica che ha animato per tanti anni le interminabili discussioni dei loro padri.

Un ringraziamento ad Amerigo per l’opportunità offertaci di leggere questo splendido libro.



 Domenico e Lella Grillo

venerdì 25 aprile 2014

Un paese che costituiva ancora Comunità
Il pensiero di Luigi M. Lombardi Satriani

Caro Amerigo Fiumara
mi giunge particolarmente gradita la tua pubblicazione "IL P.S.I.U.P Francavilla prima e dopo ('50-79)" che descrive con estrema accuratezza le condizioni di vita e gli atteggiamenti di anni lontani, di cui il tempo ha dissolto via via i tratti e il tepore. Riporti nomi, dettagli certamente minuti, ma importanti nell'universo di un paese che costituiva ancora comunità. Ricordo quando nell'agosto del '74 registrai assieme a voi tanti canti popolari e ricordo anche la progettualità e le speranze che allora nutrivamo di un tempo diverso, di una Calabria diversa. Nonostante il nostro impegno, queste speranze non si sono realizzate e la società attuale sembra fortemente dominata da valori competitivi e predatori mentre il tessuto connettivo della nostra realtà è sempre più erosa da fenomeni di disgregazione che a volte sembrano irreversibili. Non è capace di opporsi a tutto questo un ceto politico prevalentemente mediocre, che tranne qualche eccezione si mostra più che altro interessato a perpetuare il proprio potere locale e la propria sopravvivenza politica. Mi rendo conto che questo può apparire una generica lamentazione di chi, anche per ragioni anagrafiche, è indotto a esaltare un'improbabile buon tempo antico, ma credo che nè l'età nè il timore di apparire patetico esaltatore del passato debbono appannare la lucidità del nostro sguardo sulla vita contemporanea o la veemenza della nostra denuncia. Riprendendo il titolo di un libro del nostro Corrado Alvaro, ripeterei che "il nostro tempo e la speranza", ne proporrei la modifica in: il nostro tempo è la speranza. Ribadisco cioè che dalla visione del qui e dell'ora può partire lo slancio per ritrovare ancora un impegno, una nuova speranza.
Il tuo libro, caro Amerigo Fiumara, può contribuire efficacemente a questo processo e perciò condivido con te l'opportunità di una sua nuova edizione.
Cordialmente
Luigi M. Lombardi Satriani

lunedì 27 gennaio 2014

PRIMA MANIFESTAZIONE ARTISTICA DEL TALENTO FRANCAVILLESE

L’Amministrazione Comunale – Assessorato Alla Cultura
nel fare propria l’iniziativa del nostro compaesano Amerigo Fiumara, finalizzata all’esaltazione del talento artistico dei Francavillesi, per veicolarlo e diffonderlo attraverso la pubblicazione di un ALBUM, con allegati: FOTO, DVD e CD, e la creazione di apposito sito web,
ORGANIZZA
la 1a MANIFESTAZIONE ARTISTICA DEL TALENTO FRANCAVILLESE
a cui potranno partecipare tutti i Francavillesi, nativi, di origine o acquisiti, che, per professione o a semplice livello dilettantistico–amatoriale, coltivano le proprie capacità espressive nelle varie forme artistiche, artigianali, letterarie, musicali, ecc.
La partecipazione, aperta a tutti, è assolutamente gratuita e può avvenire attraverso una semplice iscrizione, preferibilmente entro il 31/3/2014, previa compilazione di apposita scheda, distribuita dagli uffici comunali anche on-line. E’ possibile partecipare per più di una espressione artistica.
I partecipanti alla manifestazione potranno presentare un massimo di tre lavori, per ogni forma d’arte cui sono iscritti, entro la data del 15/5/2014.
La prima fase della manifestazione si svolgerà a cavallo dei mesi di maggio e giugno 2014. Una giuria qualificata sceglierà, per ogni partecipante, le opere da inserire nell’album ricordo assieme al profilo dell’autore ed alla foto di gruppo. Le opere scelte saranno donate al Comune che le esporrà in apposito museo, anche on-line. L’ALBUM sarà pubblicato a cura e spese dell’Amministrazione Comunale, in sintonia con il promotore dell’iniziativa .
La seconda fase della manifestazione si svilupperà Venerdi 8 Agosto 2014, allorquando sarà
riproposta nella forma di MOSTRA-MERCATO-SPETTACOLO, con l’esposizione libera di più lavori e l’esibizione degli artisti. Nell’occasione sarà presentato l’album e reso altresì fruibile il museo, previa cerimonia di inaugurazione. Sarà inoltre presentato al pubblico il sito web ove i talenti del nostro paese potranno trovare rilevanza planetaria e veicolare i loro lavori artistici.
ELENCO DELLE ESPRESSIONI ARTISTICHE:
Disegno
Murales
Pittura
Scultura
Ceramica
Terracotta
Vetro artistico
Legno intagliato
Ferro battuto
Metalli e
Pietre preziosi
Pelletteria
Cartapesta
Plastica
Oggettistica
Restauro
Fotografia
Coreografia
Scenografia
Cortometraggio
Musica
Videoclip
Brevetti
Modellismo
Poesia
Letteratura
Trucco
Acconciature
Arte gastronomica
Liuteria
Miniature
Ricamo
Uncinetto
Maglia
Seta
Telaio
Moda
Costumi
Presepi artistici e Arte sacra
Arte con materiali da riciclo
Vignettistica
Altro
Si invitano, pertanto, tutti i cittadini, specie nelle forme associate a livello culturale e quanti gestiscono siti informatici, a prodigarsi per la più ampia diffusione dell’iniziativa onde consentire la massima partecipazione degli artisti.
L’Ordine degli Architetti di VV ha assicurato il sostegno e la collaborazione all’evento,
saranno coinvolti anche Enti, Istituzioni Scolastiche ed Associazioni.
E’ sollecitato ed auspicato, inoltre, l’impegno diretto ed attivo nell’organizzazione dell’evento, da parte degli stessi artisti partecipanti, per quanto concerne la pubblicità, i servizi fotografici, le riprese audio video, l’allestimento del museo e della mostra mercato, l’organizzazione dello spettacolo, la creazione del sito internet, la stesura di un questionario per la raccolta dati, ecc.
Maggiori dettagli saranno forniti nell’incontro pubblico che si terrà il giorno ___________ , durante il quale potranno essere accolti suggerimenti per una migliore e partecipata organizzazione e, quindi, riuscita della Manifestazione.
Francavilla Angitola, li 27-01-2013
IL SINDACO
Avv. Antonella Bartucca





COMUNE DI FRANCAVILLA ANGITOLA
(Vibo Valentia)
89815 - Piazza Solari, Tel 0968-722068 - Fax 0968-722668
email: comunefrancavilla@tin.it
www.comune.francavillaangitola.vv.it



SCHEDA DI PARTECIPAZIONE*
(da presentare al Comune a mano, per posta, via fax o email)


Oggetto: 1a Manifestazione Artistica del Talento Francavillese

…. Sottoscritt…, ………………………………………………… , nat… a …………………………
  e residente a ………………………………………….. in via ……………………………………… Telefono ……………………, email …………………………………………………………............
PARTECIPERÀ
alla manifestazione di cui all’oggetto per le seguenti espressioni artistiche:
___________________________________________ con n°______ opere
___________________________________________         “______ “
___________________________________________        “ ______ “

Breve descrizione del profilo personale:
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Li, …………………………
firma

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